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Gli interventi di ampliamento e risistemazione della “Vigna” da parte di Ludovica di Savoia

Writer: Simone Fiammengo
Simone Fiammengo
2 hours ago
4 min read

Con la morte di Maurizio di Savoia avvenuta nel 1657, tutti i suoi beni passarono per testamento a sua moglie e nipote Ludovica di Savoia, che divenne quindi proprietaria anche della “Vigna” (oggi Villa della Regina) sulla collina fuori Torino. Il periodo di Ludovica è molto importante per capire l’evoluzione stilistica sia dell’edificio principale sia del giardino, che ha contribuito all’aspetto di oggi. Questo periodo storico, durato quasi quarant’anni, non è stato molto studiato dagli storici ed è solo negli ultimi anni che è stato oggetto di approfondimento.

Gli interventi promossi da Ludovica nella risistemazione del complesso furono così rilevanti, tanto sotto il profilo architettonico quanto sotto quello economico, da conferirgli un’identità fortemente connotata dalla figura della principessa. Non a caso, nell’opera Theatrum Sabaudiae, (pubblicata da Joan Bleau nel 1682), la tenuta venne indicata con il nome di «Vigna Ludovica», rendendo esplicito il legame con la principessa e sancendo, anche sul piano della denominazione, il suo ruolo determinante nella trasformazione del luogo. La maggior parte degli interventi avviene tra il 1657 e il 1677, allorché vengono aggiunte le due ali laterali agganciate al corpo centrale, che caratterizzano ancora oggi l’edificio come è illustrato nella tavola dedicata alla proprietà all’interno del Theatrum Sabaudiae. Il progetto è dell’ingegnere Pietro Tosetti, che non si occupa solo di ampliare l’edificio, ma anche di rinnovare le decorazioni interne e di risistemare il giardino. Per finanziare il progetto Ludovica, oltre ad attingere alle sue rendite, vende il feudo di Cavaglià che gli era stato donato nel 1662 da suo fratello Carlo Emanuele II. La ristrutturazione della proprietà, come accennato precedentemente, non riguarda solo l’ampliamento dell’edificio, ma anche la risistemazione del giardino. Vengono acquistate nuove piante sia in vaso che da mettere a dimora e le fontane sono soggette ad opere di rinnovamento e manutenzione; viene anche costruita una colombaia, oggi perduta. Dal contratto stipulato nel 1662 con Giovanni Battista Bernardi, “giardiniere alla Vigna”, si può avere un’idea di quali interventi vennero effettuati e quali piante erano presenti nel giardino: alberi da frutto, “vasi di citroni”, fiori sia in vaso che in terra, uno “stradone de cotogni sopra del fontanone” e, nella parte bassa, un “muraglione delle Piramidi”.


A suggellare l’importanza che la residenza fuori la città aveva raggiunto, sia a seguito dei lavori di ampliamento effettuati, sia per la frequentazione assidua da parte della principessa Ludovica e del suo entourage, Carlo Emanuele II stabilì, con la patente dell’11 giugno 1660, la sistemazione della strada di collegamento tra il palazzo ducale (oggi Palazzo Reale) e la “Vigna”, lastricandola in pietra. Per i lavori il duca incaricò il consigliere e senatore Orazio Vercellis in collaborazione con l’ingegnere ducale Amedeo di Castellamonte, i quali procedettero con la ripartizione delle spese tra i proprietari dei terreni limitrofi. In questo modo gli spostamenti da palazzo fino alla “Vigna” risultavano più comodi, soprattutto durante la stagione invernale.


Così come vennero fatti i lavori di ampliamento e risistemazione dell’edificio principale, anche all’interno Ludovica aggiorna e rinnova le decorazioni. Una delle scelte distintive è l’impiego delle carte dipinte caratterizzate da soggetti floreali e segni zodiacali utilizzate per ricoprire alcuni soffitti lignei, di cui oggi rimangono alcune tracce al secondo piano. Nelle nuove decorazioni parietali c’è la volontà di celebrare la natura e di ricreare all’interno l’illusione di un giardino, e i cicli pittorici che Ludovica fa realizzare spiccano nel contesto sabaudo soprattutto per l’inventiva delle partiture decorative a finto stucco. Il ricorso alla parola scritta è invece limitato a brevi cartigli, a suggerire i temi affrontati – la mitologia, le virtù femminili, la caccia, l’amore nelle diverse sfaccettature, il trascorrere del tempo – che sono riferimenti condivisi dalla proprietaria e dai suoi ospiti che qui si riunivano per concedersi uno svago colto e il più possibile informale. Le porzioni ornamentali superstiti sono di elevata qualità e si distinguono per la loro tecnica di realizzazione, come ad esempio nel fregio dell’Anticamera verso Ponente dell’Appartamento del Re, dove sono presenti degli amorini alati, alcuni agghindati con delle corone di foglie di quercia, che reggono a fatica dei cesti ricolmi di frutta e verdura, tra cui si possono riconoscere carciofi, asparagi, melograni, pere, mele e foglie di fico. Queste decorazioni di elevata qualità esecutiva denotano la conoscenza diretta delle invenzioni e dello stile di Charles Dauphin (1615/1620 – 1677); della stessa mano sono anche sicuramente i fregi della volta nell’attuale Anticamera verso Ponente dell’Appartamento della Regina, dove figure di ignudi sono mollemente adagiate a sostenere le architetture, impreziosite da opulente ghirlande di frutta, mentre lo spazio intorno è popolato da mascheroni fogliati, conchiglie e pelli di leopardo annodate. Per queste pitture si può ipotizzare un coinvolgimento sotto la supervisione di Charles Dauphin di Luca Demeret (N.D. – 1667) e Giovanni Luigi Buffi, come suggerito anche dai documenti della casa di Ludovica. Accanto ai pittori della bottega di Dauphin lavorano anche altri artisti, ed è possibile rilevare la presenza di Giacomo e Antonio Casella e dei pittori Antonio e Carlo Francesco Fea di Chieri che realizzano fregi con scene di caccia e le allegorie delle virtù femminili per il piano superiore.


Accanto alle decorazioni murali vengono scelti con estrema coerenza da parte di Ludovica l’arrendamento e le tappezzerie che riprendono i motivi e le scene dipinte, come emerge non solo dal poco arredamento superstite del periodo (vedi articolo “Arredi a Villa della Regina – I piani in scaiola”), ma anche da alcune lettere giunte fino a noi. Questo denota il gusto estremante raffinato della principessa, maturato grazie all’influenza di sua madre Cristina di Borbone, la quale porta dalla Francia nuove mode sia nell’arredo che nella decorazione influenzando la corte sabauda.


Oggi le decorazioni murarie e dei soffitti del periodo di Ludovica non esistono più, obliterate dagli interventi dell’architetto di corte Filippo Juvarra che all’inizio del XVIII secolo, quando Vittorio Amedeo di Savoia (1666 – 1732) lo chiama a Torino, rinnova le decorazioni delle residenze sabaude aggiornandole ai gusti del rococò. Ma fortunatamente non tutto è andato perduto e neanche i bombardamenti del luglio 1943, che danneggiano gravemente Villa della Regina, riuscirono a cancellare le decorazioni seicentesche. Ancora oggi, infatti, nelle intercapedini delle volte settecentesche permangono alcuni frammenti che ci permettono di intuire la raffinatezza e il gusto che caratterizzava Ludovica di Savoia, eco di una stagione culturalmente ricca.

 
 
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